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INTRODUZIONE
ALLA LETTERA DI PAOLO
AI CRISTIANI DI ROMA

Caratteristiche principali

Questa lettera contiene la riflessione più ampia e sistematica che conosciamo dell’apostolo Paolo. Egli concentra il suo insegnamento su un grande tema: la situazione degli uomini di fronte a Dio. Ecco il suo pensiero: tutti i pagani sono immersi nell’incredulità e nel peccato, la loro esistenza è un fallimento. Anche gli Ebrei sono in una situazione di peccato, perché danno enorme importanza alla legge di Mosè, ma mostrano ogni giorno di non saperla rispettare. La via dei pagani e la via degli Ebrei non conducono alla condizione di uomini giusti, cioè ad avere una giusta relazione con Dio. La giustizia, cioè l’essere riabilitati e messi in una giusta relazione con Dio, è per l’uomo un dono di Dio: l’uomo infatti può soltanto accoglierla con un gesto di fede. Su questa via della fede Paolo ricorda che l’esempio più antico e solenne rimane quello di Abramo.
Per mettere gli uomini in una giusta relazione con sé, Dio ha mandato Gesù come Messia. Gesù ha rinnovato la condizione umana, è stato per noi un nuovo Adamo, opposto al primo. Ora, per chi ha fede in lui, l’esistenza assume un’altra dimensione: la legge di Mosè non ha più valore, regna invece la legge dello Spirito di Dio; al timore è subentrata l’esaltante certezza di essere avvolti dall’amore di Dio, più forte di ogni difficoltà e di ogni dolore.
Particolarissima, in questa nuova realtà, è la situazione in cui è venuto a trovarsi il popolo ebraico, popolo eletto, privilegiato da Dio, ma che non ha accolto il Messia Gesù. Tuttavia, senza saperlo, il popolo d’Israele con la sua chiusura ha reso più facile l’ingresso dei credenti di origine pagana nell’unico grande popolo di Dio. Nessuno può dire che gli Israeliti sono maledetti e lontani da Dio… Anzi! Paolo dice e spera che un giorno Israele accoglierà la misericordia di Dio (11,31s).
La vita cristiana che Paolo descrive è come una continua azione di culto, gradito a Dio: i nuovi credenti non si rendono schiavi della mentalità di questo mondo; pur vivendo in tanti modi diversi, rimangono sempre nell’unità e nell’amore vicendevole; sono cittadini ubbidienti; sono attenti e sensibili alle necessità del prossimo, sobri e vigilanti.
Primi lettori

Sono i cristiani di Roma. Non sappiamo bene come sia nata questa comunità. Pare (vedi capitolo 16) che i credenti di Roma siano in parte venuti dalla fede ebraica e in parte di origine pagana. Ma non sappiamo dire quale dei due gruppi sia il più numeroso. Probabilmente la chiesa di Roma è nata quando alcuni tra i primi cristiani della Palestina sono venuti qui e sono stati accolti nella comunità dei molti Ebrei già residenti. Al tempo di Paolo i cristiani appartengono soprattutto ai livelli più bassi della società romana: schiavi, operai, piccoli artigiani e commercianti. Per gente tanto diversa formare una comunità unita non è una cosa facile. Questo spiega le divisioni e molti malintesi reciproci che ci sono. La fede cristiana di tutti è recente, a volte immatura (vedi capitoli 12-15).
Autore

È l’apostolo Paolo. Egli si rivolge a una comunità che non conosce e che non ha fondato e neppure ha visitato prima. Scrive a questi cristiani perché ha il progetto di passare da Roma: dopo aver compiuto grandi viaggi missionari attraverso tutta l’Asia Minore e la Grecia, ora vorrebbe andare verso occidente, fino alla Spagna. Forse ha intenzione di scegliere Roma come base per la sua futura predicazione del Vangelo a tutti i pagani. Quando scrive si trova probabilmente nella città di Corinto, in Grecia; probabilmente è la primavera dell’anno 57.
Schema
— Introduzione e tema centrale 1,1-17 — Tutti hanno bisogno di salvezza 1,18-3,20 — Come Dio salva 3,21-4,25 — La vita nuova di chi è unito a Cristo 5,1-8,39 — Il ruolo di Israele nei progetti di Dio 9,1-11,36 — La vita cristiana 12,1-15,13 — Saluti e conclusione 15,14-16,27