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INTRODUZIONE AL LIBRO DI AGGEO

Autore e ambiente storico

Gli Israeliti che erano tornati a Gerusalemme dall’esilio, dopo la conquista di Babilonia da parte di Ciro, re di Persia, avvenuta nel 539, avevano trovato un paese devastato e abbandonato. La sopravvivenza era resa più difficile dai cattivi raccolti e dalla povertà. Anche nell’impero persiano la situazione era preoccupante a causa dell’instabilità politica: alla morte del re Cambise, successore di Ciro, avvenuta nel 522 a.C., erano infatti seguiti disordini politici.
In queste condizioni di estrema difficoltà, gli Israeliti dovevano affrontare preoccupazioni di ogni genere e non sentivano come urgente l’esigenza di ricostruire il tempio di Dio a Gerusalemme, che era stato distrutto dai Babilonesi nel 587.
Il profeta Aggeo si rivolge agli Israeliti e cerca di far comprendere che le loro difficoltà derivano da un indebolimento della fede, che si manifesta proprio nella mancata ricostruzione del tempio.
Caratteristiche principali

Il libro riferisce l’attività del profeta tra l’agosto e il dicembre dell’anno 520 a.C. (vedi 1,1.15; 2,10.18.20) e riporta i suoi discorsi, indirizzati soprattutto al governatore Zorobabele e al sacerdote Giosuè. Il profeta annunzia che il Signore punisce il suo popolo, che si preoccupa più delle proprie case che della casa del Signore (1,1-14). Siccome è imminente il giorno in cui il Signore verrà, bisogna ricostruire il tempio, per accoglierlo. Esso potrà essere più splendido del precedente (2,1-9) e metterà fine alla misera situazione in cui il popolo si trova (2,10-14). Allora Dio benedirà il suo popolo, lo proteggerà e gli darà un nuovo re (2,15-23).
Schema
— Il nuovo tempio e le esigenze di santità 1,1-2,14 — Le promesse del Signore 2,15-23