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CEI2008

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1 Pietro

Introduzione I contenuti
La
prima lettera di Pietro esorta a riflettere sulla natura della vita cristiana, iniziata con il battesimo, e vuole aiutare a superare la prova della persecuzione. Fa riferimento alla morte e risurrezione di Cristo, Agnello innocente e Servo sofferente. Il suo esempio rivela ai credenti il senso del martirio e indica, nei patimenti accettati con amore, la strada sicura per rompere con il peccato e conseguire la gioia promessa ai perseguitati per la giustizia. Fra i suoi temi principali sono: il sacerdozio regale di tutti i credenti (2,9), la condizione del cristiano nel mondo (2,11-17), la vita familiare (3,1-2), l'esortazione ai capi delle comunità (5,1-4). Lo schema della lettera è il seguente:
Saluto (1,1-2)
La parola del Vangelo (1,3-2,10)
Vita secondo il Vangelo (2,11-5,11)
Saluti e augurio (5,12-14).

Le caratteristiche
La lettera è scritta in buona lingua greca e osserva gli usi del genere epistolare, con tanto di indirizzo, esordio e saluti; ma da 1,3 a 5,11 lo scritto si sviluppa come una grande esortazione dove il tema del battesimo è centrale. Diversi autori vi hanno riconosciuto frammenti di una liturgia battesimale. Oltre a formule di tipo liturgico, ricorrono elenchi di vizi e di virtù. Vi è ribadito il tema della speranza cristiana, fondata sulla risurrezione di Gesù. Questa virtù sostiene i credenti nella prova e li rende certi dell'eredità che li attende.

L'origine
L'autore si presenta come "Pietro, apostolo di Gesù Cristo" (1,1), "testimone delle sofferenze di Cristo" (5,1). Sono state avanzate dagli studiosi alcune ragioni contro l'autenticità petrina, come la buona forma della lingua greca e l'assenza di semitismi; la lettera è stata inveceritenuta autentica dalle antiche tradizioni. Comunque questo scritto ci fa vedere alcune caratteristiche dell'ambiente petrino: reminiscenze evangeliche, che in questa lettera sono più numerose di quelle che ricorrono in tutti gli scritti paolini; un certo tipo di predicazione (vedi i discorsi di Pietro in At 2,14-36; 3,12-26; 10,34-43); familiarità con la lingua greca; presenza di Pietro in "Babilonia" cioè a Roma (5,13); aiuto di collaboratori-segretari, come Silvano (5,12). Forse è proprio Silvano il discepolo al quale Pietro affidò la stesura della lettera, probabilmente nei primi anni 60. Essa è indirizzata a cristiani delle cinque province romane dell'Asia Minore. Si tratta di comunità formate da credenti di origine pagana. Si dice infatti che per loro "è finito il tempo trascorso nel soddisfare le passioni dei pagani" (4,3). La persecuzione a cui la lettera allude, non è da identificare con quella promossa dall'autorità dello Stato, ma piuttosto con l'ostilità e il costante rifiuto che quei cristiani subivano nel loro ambiente.
Introduzione,35070