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CEI2008

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1 Giovanni

Introduzione I contenuti
Un autorevole esponente della Chiesa delle origini attinge alla propria esperienza di vita, trascorsa con Gesù, per insegnare ai suoi cristiani le condizioni da osservare per avere la comunione con Dio e la gioia. Dio è luce, è giusto, è amore; da queste caratteristiche derivano i dettami riguardanti la vita concreta: occorre evitare il peccato, vivere la retta fede, praticare il comandamento dell'amore. L'insegnamento mette in guardia contro dottrine erronee, sia nei confronti della fede sia nei confronti del comportamento pratico. L'adesione al mistero di Gesù, Cristo e Figlio di Dio incarnato, insieme al riconoscimento dell'universale condizione di peccato, rende partecipi della salvezza che Dio offre ai "figlioli" (2,1.12.18), attraverso l'invio del suo Figlio. Il contenuto di
prima Giovanni può essere riassunto in questo schema:
Testimoni di Gesù (1,1-4)
Dio è luce (1,5-2,29)
Dio è giusto (3,1-4,6)
Dio è amore (4,7-5,17)
Conclusione (5,18-21).

Le caratteristiche
Questa lettera non riporta né il nome dell'autore né quello dei destinatari e non contiene neppure il saluto iniziale o finale, pur supponendo una cerchia di interlocutori. Si è parlato di omelia, o di trattato teologico, oppure di una esortazione. In realtà l'autore scrive un'opera parzialmente epistolare per trattare i problemi sorti nell'ambiente dei suoi lettori, alternando istruzioni ed esortazioni. Il linguaggio ha forti somiglianze con quello del vangelo di
Giovanni. In particolare, ricorre sovente a uno schema dualistico, nel quale si contrappongono coloro che sono nati da Dio, i "figli della luce", a coloro che non lo sono, i "figli delle tenebre". È usata con rilievo la terminologia di verità, conoscenza (e riconoscimento), visione. Questo linguaggio si adegua a un ambiente in cui si stava diffondendo un modo nuovo di pensare e di parlare, che sarebbe poi sfociato in correnti ereticali di carattere cristologico (in particolare il docetismo e lo gnosticismo) e di carattere morale (ritenersi immuni da ogni peccato: 1,8-10).

L'origine
L'autore della lettera non dichiara mai il proprio nome. La tradizione antica e le caratteristiche del pensiero e dell'insegnamento dello scritto attestano l'identità di questo autore con l'autore del vangelo di
Giovanni: se non è il figlio di Zebedeo, deve trattarsi di persona a lui assai vicina. È quindi lecito parlare di un autentico scritto "giovanneo". Il confronto della lettera con il quarto vangelo fa pensare che probabilmente (ma la cosa è discussa) sia stato scritto prima il vangelo e che la lettera applichi l'esempio e l'insegnamento di Gesù alla situazione delle comunità cristiane contemporanee, nell'area soprattutto dell'Asia Minore, in particolare di quella efesina. Il tempo di composizione dello scritto sarebbe allora di poco posteriore a quello del vangelo: negli ultimi anni del primo secolo.
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